Un consistente investimento a livello nazionale con procedure straordinarie e derogatorie che vanno dalla ricognizione del territorio al ricorso ad interventi di natura totalmente pubblica o, in alternativa, integrata pubblica – privata.
Per l’applicazione del Piano Casa, dunque, diviene indispensabile introdurre criteri di qualità architettonica e di programmazione urbana al fine di inserire questi interventi di trasformazione in coerenza con il contesto territoriale, monitorando la tutela degli interessi generali e delle priorità per superare eventuale marginalità sociale e consumo improprio di suolo.
In considerazione di questi ingenti apporti finanziari risulta determinante la distribuzione delle azioni su tutto il territorio nazionale in modo da incentivare il processo rigenerativo sia nelle grandi città che nei piccoli centri, secondo un nuovo modello urbano e un accesso alla casa per le fasce meno abbienti.
Gli architetti dovranno nuovamente assurgere al ruolo che hanno ricoperto nel passato come già accaduto con il piano Fanfani sia in termini di progettazione che nell’ottica di una nuova visione del tema dell’abitare.
Uno strumento particolarmente calzante potrebbe essere il ricorso al concorso di progettazione in coerenza proprio con quegli obiettivi di rigenerazione urbana richiamati dalla norma, anche nell’ottica di valorizzare gli interventi di partenariato pubblico privato per evitare che logiche esclusivamente finanziarie possano prevalere sull’interesse pubblico e sulla qualità degli spazi abitativi e collettivi.
Il concorso consente infatti alla pubblica amministrazione di mantenere un ruolo di indirizzo e controllo qualitativo nella definizione delle trasformazioni urbane, in quanto strumento coerente con i principi europei di qualità architettonica, rigenerazione sostenibile e valorizzazione dell’interesse collettivo nella trasformazione del territorio.
La partecipazione del sistema ordinistico appare quindi assolutamente indispensabile per assicurare proprio quel supporto tecnico scientifico e la qualità progettuale nell’interesse pubblico generale. Il potenziamento dell’attività ordinistica, con i propri rappresentanti, può essere determinante nella cabina di monitoraggio, sia proprio per definire gli indirizzi generali delle proprietà territoriali, la valutazione delle qualità progettuali, la scelta degli interventi complessi e il monitoraggio nell’attuazione dei programmi.
Il coinvolgimento degli ordini professionali appare inoltre coerente con la natura straordinaria e derogatoria dalle procedure previste dalla norma, contribuendo alla definizione di linee guida qualitative, alla promozione del concorso di progettazione, alla verifica di sostenibilità tecnico, economica e interventi, alla diffusione delle buone pratiche di edilizia sociale e di generazione urbana. La partecipazione ordinistica risponde quindi alle esigenze di assicurare che gli interventi previsti perseguano non solo obiettivi quantitativi di incremento dell’offerta abitativa, ma anche finalità di qualità urbana, inclusione sociale, sostenibilità ambientale e tutela del paesaggio e del territorio.


